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Festival di Cannes: Moretti, sarò una specie di capoclasse

CANNES -   Più che presidente di Giuria, al 65mo festival del Cinema, l’attore italiano Nanni Moretti, sarà una specie di capoclasse. Parole pronunciate proprio da lui,  oggi, durante l’incontro di apertura della kermesse.   Moretti ha aggiunto che sarà  ''molto democratico'', insomma ''uno dei nove''componenti della giura.  Unica regola che imposterà  da presidente: ''vederci spesso, e' importante dedicare a tutti i film la stessa attenzione e lo stesso rispetto quindi faremo riunioni non una volta l'anno ma spesso, ogni due giorni, parlando dei quattro film appena visti''. Il festival di Festival di Cannes,  si svolgerà dal 16 al 27 maggio  2012 e sarà  l'attore e regista italiano  (nella foto) a presiedere la giuria. Ad annunciarlo, lo scorso gennaio, furono proprio  gli organizzatori del festival. Nanni Moretti, 58 anni, ha finora presentato sei film al Festival di Cannes, fra i quali "Habemus Papam" lo scorso anno, ed e' stato membro della giuria nel 1997, durante il cinquantenario di Cannes.  Nanni Moretti, nato nel 1953 a Brunico (in provincia di Bolzano) ha firmato la regia di molti film tra i quali "La messa e' finita" (1985), "Palombella rossa" (1989), "Caro Diario" (1993), "La Stanza del figlio" (per il quale ha ricevuto la Palma d'Oro nel 2011) e "Il Caimano" (2006), una denuncia della politica dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Per Thierry Fremaux, delegato generale dle Festival di Cannes, ''Nanni Moretti e' un autore importante, molto in alto nel mio patheon personale''. Questa scelta si giustifica inoltre dal fatto che ''Cannes ha avuto tre presidenti americani in quattro anni e quindi ben venga il ritorno di un europeo'' ha aggiunto. Nanni Moretti succede a Robert De Niro nel 2011, Tim Burton nel 2010, Isabelle Huppert nel 2009 e Sean Penn nel 2008

Cannes, omaggio alle donne del cinema

ROMA - Calvin Klein celebra le donne che hanno lasciato un segno nel Cinema al Festival di Cannes. Giovedì 17 maggio IFP (Independent Filmmaker Project), Calvin Klein Collection ed Euphoria Calvin Klein terranno il secondo evento annuale di celebrazione della donna nel cinema presso Villa Saint Georges, in occasione del 65° Festival di Cannes. All'evento parteciperanno: Diane Kruger, giurata del Festival, Naomi Watts, Ludivine Sagnier, Shailene Woodley, e Jessica Chastain. La kermesse di Cannes si fregia del titolo di evento internazionale molto più degli Oscar, che, pur essendo comunque un premio molto ambito, rimane in un ambiente più ristretto, che è quello del cinema di Hollywood, mentre Cannes ha un respiro molto più ampio. Soprattutto per quanto riguarda gli eventi che si tengono negli stessi giorni e che sono promossi dagli attori che vi partecipano.

Grande attesa per il Festival del cinema di Cannes

CANNES - Un altro anno alla Croisette. Al via il Festival di Cannes 2012, che inizierà domani e si protrarrà fino al 27 maggio, e già c'è grandissima anticipazione per alcuni dei titoli che verranno presentati nelle varie sezioni in questa 65ma edizione. Da “MOONRISE KINGDOM” di Wes Anderson, che aprirà il festival, al “DRACULA 3D” di Dario Argento, presentato come evento speciale, c’è un’infinita distanza, ma in fondo è questo il bello di uno degli appuntamenti del cinema più antichi e amati. Cinema e letteratura: un amore che il festival di Cannes da domani celebra una volta di piu'. Da On the road, cult di Jack Kerouac, e' tratto il film del regista brasiliano Walter Salles, con Kristen Stewart. Da Don Delillo arriva Cosmopolis di David Cronenberg, tra i favoriti, con Robert Pattinson. Io e te di Bernardo Bertolucci e' tratto dall'omonimo libro di Niccolo' Ammaniti. Ispirazione letteraria anche per The Paperboy di Lee Daniels e Vous n'avez encore rien vu di Alain Resnais.

"Napoli 24", la recensione

E' sempre difficile recensire una qualsiasi forma d'arte. Non solo per i contenuti in sè,  ma anche per la consapevolezza del principio di soggettività che altro non è che un ossimoro dell'effettiva possibilità di mettere gli spettatori e i lettori d'accordo su un determinato argomento. La recensione di un film-documentario è qualcosa di ancora più complesso. Una pellicola di 24 resgisti su un topics così "scomodo" come Napoli e la napoletanità crea una moltitudine di idee e sensazioni, intrise di gesti, parole, musiche, sorrisi e riflessioni molto profonde. Probabilmente gli stessi autori di questa pellicola, in anteprima il 14 maggio al Modernissimo (da lodare doppiamente per il vergognoso abbandono delle istituzioni che avevano promesso fondi e idee mai giunte al destinatario) sapevano benissimo che un film del genere è un mosaico di frammenti molto complessi. E' un po' come se i registi di "Napoli 24" avessero preso Napoli e l'avessero fatta a pezzi per poi raccogliere frammenti caduti qua e là. Sembrerebbe diffice capire da dove nascano e che collocazione hanno nel vivere quotidiano ("Napoli era la terza capitale del mondo, ora è l'ultima città d'Italia" asserisce un neo-borbonico nel pittoresco anniversario celebrato a Piazza del Plebiscito della morte di Ferdinando II) e non essendoci autocompiacimento, le scene, pur essendo spesso forti e dirette, fotografano attimo dopo attimo (ogni regista firma 3 minuti di ogni mini-storia che compongono i 72 minuti del film) ciò che ogni napoletano sa o dovrebbe sapere. Si parte da una cinepresa fissa collocata sul Jolly Hotel che riprende, accelerandole in maniera suggestiva, 24 ore di vita cittadina vista dall'alto, passando per la religione (il miracolo di San Gennaro e la casa della "Santarella"), la musica popolare napoletana e straniera, lo squllore della periferia, un omicidio di camorra, la voglia di sballarsi quotidiana di alcuni giovani in una base di droga, l'amore solo immaginato tra due pendolari (in bianco e nero stile retrò), il folklore di una famosa trattoria dei quartieri spagnoli e le proteste appena fuori Poggioreale, attraverso e con gli occhi di chi vive quotidianamente una città così contraddittoria come quella partenopea. I registi, potendo scegliere il soggetto e il luogo dove si svolgono questi reali spaccati di vita, hanno reso in maniera propria un aspetto da sottolineare e fanno macchia in questo contesto o'scarpariello (un calzolaio che viene osannato nel giorno del suo centanario per poi tornare nella tristezza dei pensieri su un letto di una casa "sgarruppata") e il tragitto compiuto da una bambina nel passeggino nella Pignasecca, tra rumori, odori, caos e immondizia, attraverso occhi innocenti; per non parlare del maiale che fruga tra i rifiuti su una strada abbandonata a se stessa nell'area più periferica di questa straordinaria città. La pellicola è ben realizzata e lascia trasparire il talento di questi 24 autori, famosi e non (visivamente la migliore è probabilmente M.A.D.R.E. con il doppio significato del museo e di una madre dispotica), forse le uniche meno riuscite sono "La Nave" e "La principessa di Napoli" (quest'ultima del noto Paolo Sorrentino) un po' più fini a se stesse, ma come detto in precedenza, il principio di soggettività, soprattutto per un argomento così complesso, è dietro l'angolo. Meglio prendere un frammento del mosaico per provare a comprenderlo, per poi prenderne un altro e così via. In fondo, dopo un'attenta visione, questo documentario somiglia più ad un album di foto della città dai mille colori e dalle mille sfaccettature. Che piaccia o meno, Napoli è questa e questo film ne è una fedele testimonianza. Da vedere con la leggerezza della durata di ogni scena o, se preferite, di ogni frammento di fotografia.

David Trueba presenta in anteprima a Roma il suo ultimo film "Madrid, 1987"

David Trueba ospite dell’Instituto Cervantes di Roma in collaborazione con la V edizione di CinemaSpagna Giovedì 10 maggio ore 19: Pabrlo Ordaz (El País) intervista Trueba  Sala esposizioni del Cervantes – piazza Navona,91 ore 21: anteprima del film “Madrid, 1987” con María Valverde Cinema Farnese Persol - piazza Campo de’ fiori, 56

David Trueba Rodríguez presenta a Roma il suo ultimo film “Madrid, 1987”, acclamato al Sundance Festival. Il regista, scrittore e sceneggiatore madrileno classe 1969, fratello del premio Oscar Fernando Trueba, sarà ospite dell’Istituto Cervantes di Roma per un incontro/intervista su cinema e letteratura, con il corrispondente in Italia de El País, Pablo Ordaz. L’incontro, aperto al pubblico e agli studenti del Cervantes, si terrà alle 19 alla sala esposizioni dell’istituto di cultura spagnola diretto da Mario García de Castro, in piazza Navona, 91 (ingresso libero).

Autore della sceneggiatura di pellicole di successo come “Amo tu cama rica” (1991), “Los peores años de nuestras vidas” (1993) e “Two Much/Uno di troppo” (1996), Trueba presenterà in anteprima per l’Italia - alle 21 al Cinema Farnese Persol (piazza Campo de’ Fiori, 56) - il suo ultimo lavoro “Madrid, 1987”. Con lui sarà presente l’attrice protagonista María Valverde, già apprezzata in “Melissa P.” e nei due remake spagnoli di “Tre Metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te”. Il suo quinto lungometraggio di finzione, definito da parte della critica specializzata come un film magistrale, è una riflessione intimista sulla vita, l’arte e i passaggi generazionali. Un lavoro intenso e passionale.

L’evento è organizzato in collaborazione con EXIT med!, per la V edizione di CinemaSpagna.

“Madrid, 1987” - Un film di David Trueba. Drammatico, durata 104 min. - Spagna 2011.

Con José Sacristan, María Valverde, Eduardo Antuña, Ramon Fontserè, Alberto Ferreiro.

Storia di due personaggi che incarnano il dualismo del loro tempo. La trama è ambientata nella capitale spagnola, quasi deserta, dove Miguel un autorevole giornalista e scrittore ha appuntamento in un bar con Angela, una giovane studentessa di giornalismo. Fin dal primo istante, tra i due si sviluppa un’accesa discussione su temi come il desiderio, il talento, l’ispirazione e il concetto di professionalità. Costretti a rimanere insieme per tutta la giornata, cercheranno di sopravvivere all’attrito emotivo che le loro due prospettive differenti hanno contribuito a creare.

Film di Teresa Manganiello: Storia di una beatitudine sullo sfondo del Risorgimento italiano

Tra docufiction e film biopico, 'Teresa Manganiello Sui Passi dell'Amore' del regista irpino Pino Tordiglione, ripercorre la vita di una poco nota beata della provincia di Avellino vissuta alla fine dell’ottocento all’ombra di un pregnante status sociopolitico.

Se la vita della giovane beata interpretata da Federica Citarella è un viatico leggero quasi naif e candido, i parallelismi e i registri narrativi a più livelli si nascondono dietro l'angolo come scatole cinesi: sullo sfondo c'è l'Irpinia d'Oriente che si legge nelle pagine di Franco Arminio, o come pronuncia Fiorentini ' una terra antica, forte, testarda come l'aveva descritta Soldati', che tra flashback antichi e rivisitazioni contemporanee dipingono il borgo di Pietradeusi e Montefusco dove la storia va in scena quasi in forma di favola raccontata.

Una storia che comincia nella contemporaneità: la giornalista Fabrizia Gregorini (Mariagrazia Cucinotta) è una reporter di guerra rimasta ferita in un conflitto a fuoco in Afghanistan. Durante la sua convalescenza in ospedale riceve un manoscritto di suo padre Alberto (Sergio Fiorentini) sulla vita di Teresa Manganiello.

Da qui il film procede su un doppio binario: Alberto grande storyteller con la sua voce da doppiatore (nella sua carriera si ricordino i doppiaggi da Mel Brooks a Jin Hackman) ) ripercorre l'Irpinia e la vita di Teresa su una sedia a rotelle annotando le sue memorie per realizzare un romanzo sulla beata, un percorso inframmezzato da squarci ottocenteschi sul periodo storico, al fianco di Teresa, 'lei che senza saper leggere sa dare lezioni di paradiso', scivola la complessa Unità d'Italia. Tra risorgimento e gattopardismo locale, Padre Ludovico Acernese (Lucio Allocca), portavoce del versante monastico del film, si prodiga per dar vita al Terzo Ordine Francescano contro il provvedimento dell'Unità di chiudere tutti i conventi.

Mentre Teresa non si impaurisce nemmeno nel dare cure e carità anche ai briganti, sul set compare una fucina di attori de Un Posto Al Sole: dopo il già citato Lucio Allocca, ci sono anche Patrizio Rispo, Marzio Honorato e Mario Porfito impegnati sul fronte della politica post unitaria dove dà scorci interessanti il ricorrente nome di Francesco De Santis, irpino, primo ministro della Cultura del Regno d'Italia, personaggio perfetto per trarne un film a se stante qui sbozzato... di 'guest' irpine ce ne sono anche altre: valgono piccoli camei filmici la presenza di Luca Abete di Striscia La Notizia, il giornalista Antonio Pascotto e l'attore Antonio Canonico e a questa carrellata sono da citare anche le presenze in forma di interviste del Cardinale Tonini e in coda al film alle recensioni di Vittorio Sgarbi e Federico Moccia.

Un film matriosca da scatola cinese in fatto di assetti, intreccio nei personaggi e storie nella storia: un film a più livelli che al di là della carità umana di Teresa Manganiello e della sua storia cela miscellanee di spunti sulla storia del Mezzogiorno.

“Cesare deve morire” vince il David di Donatello

ROMA  - La 56esima edizione dell’Oscar italiano del Cinema (David di Donatello), si è conclusa con una standing ovation per i due anziani registi del cinema nostrano, i fratelli Taviani (nella foto).  
La statuetta per il film “Cesare deve morire”, l ‘ha ritirata, Vittorio Taviani, ricevuta dalle mani di Sergio Castellitto. Visibilmente commosso Vittorio Taviani ha voluto ringraziare tutti e dedicare il film  agli  attori che si trovano nel carcere di  Rebibbia: “ stanno tutti guardando questo nuovo successo, loro e nostro" ha detto il regista.
“Cesare deve morire” è stato girato  in   stile docu–fiction  e  narra la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare da parte dei detenuti di Rebibbia. Il lungometraggio ha vinto l'Orso d'oro di Berlino 2012, riconoscimento che mancava all'Italia dal 1991, quando il premio venne vinto da La casa del sorriso di Marco Ferreri.  
Il David di Donatello è un premio cinematografico italiano, assegnato dall'Ente David di Donatello dell'Accademia del Cinema Italiano in diverse categorie e può essere considerato come l'equivalente per il cinema italiano del premio Oscar. Il premio prende il nome dalla celebre statua omonima una cui riproduzione viene assegnata ai vincitori durante la cerimonia di premiazione.

Arriva a giugno nelle sale cinematografiche “il dittatore”

ROMA - Uscirà in Italia il 15 giugno, distribuito dalla Universal e prodotto da Paramount Pictures, “Il dittatore” divertente clip in italiano del film di Larry Charles in cui ,  Sacha Baron Cohen, veste i  panni del generale Aladeen, leader indiscusso di un fantomatico stato africano.  

Il film racconta   l'epica storia di questo dittatore che rischia la vita per assicurarsi che la democrazia non prenda mai piede in un paese che ha così amorevolmente oppresso. Un uomo, già nato con la lunga barba da Imam, che ovviamente poi non permette che i commissari Onu vadano a controllare eventuali esperimenti nucleari.

Al potere Aladeen va all'età di sette anni, ricchissimo oltremisura, per i suoi pozzi petroliferi. Tra le innovazioni più importanti introdotte dal generale, quella di aver sostituito 47 parole del dizionario della sua lingua nella parola di Aladeen, comprese quelle fondamentali che indicano positivo e negativo.
Nel cast del film - prodotto da Baron Cohen, Alec Berg, Jeff Schaffer, David Mandel e Scott Rudin - oltre a Sacha Baron Cohen, anche Sir Ben Kingsley e Anna Faris.
Mentre I produttori esecutivi sono invece i collaboratori di lunga data Anthony Hines, Dan Mazer e Peter Baynham.
La Paramount Pictures, una divisione di Viacom, Inc., ha annunciato di aver firmato con Sacha Baron Cohen e 'Four By Two Films' un esclusivo contratto di anteprima della durata di tre anni.
"Sacha è un comico geniale. Ha un talento folle come scrittore, attore e filmmaker. Inoltre è una delle più straordinarie star della commedia a livello mondiale. A nome di tutti noi della Paramount, diamo il benvenuto a Sacha e attendiamo trepidanti l'uscita del 'Dittatore' e di molti altri fantastici film negli anni a venire" ha detto Brad Grey, Presidente e Ceo della Paramount Pictures.

Al botteghino vince “To Rome with love”

Era quasi scontato il successo dell’ultimo film di Woody Allen, ma se qualcuno ha avuto qualche dubbio le statistiche parlano chiaro ed incoronano “To Roma with love” campione di incassi del fine settimana appena trascorso. L’esordio al botteghino del film, che vede tra i protagonisti il premio Oscar Roberto Benigni ottiene infatti la prima posizione con oltre 2.8 milioni di euro, record per un film del regista, inoltre va detto che tutte le altre pellicole hanno fatto registrare incassi deboli. Per cui il successo è doppio. Il film si presenta ad episodi, ognuno dei quali ha un protagonista, nel suo episodio Allen è un ex-managers che seppur anziano non vuole rinunciare al suo lavoro, mentre Benigni nell’episodio che lo vede protagonista è un signor qualunque che un giorno assurge alle cronache diventando il personaggio del momento, salvo poi, dopo gag e situazioni varie, ritornare alla vita di sempre.
Insomma anche se per la critica questo non rappresenta certo il miglior film del regista di Manhattan il pubblico ha apprezzato lo sforzo di Allen di continuare a tessere storie che per qualche oretta possono offrire un momento di svago.
 

Primo ciak per il nuovo film di Enrico Brignano

ROMA - Primo ciak per il nuovo film di Enrico Brignano in calendario per il 14 maggio. Si tratta della commedia “Ci vediamo domani”, per la regia di Andrea Zaccariello, girato tra Roma e la Puglia. È la storia di Marcello Santilli (Brignano), continuamente alla ricerca dell’occasione della vita. Ma le sue grandi idee per arricchirsi in modo facile e svoltare si rivelano sempre delle fregature. Con una moglie stufa di fargli da madre e una figlia che ha poca stima di lui, Santilli ha un’ultima micidiale trovata: aprire l’unica agenzia di pompe funebri in uno sperduto paesino della Puglia popolato solo da ultranovantenni, quindi tutti potenziali “clienti”. Ma il tempo passa e i vecchietti del luogo non mostrano alcun segno di cedimento. Il film prodotto da Guglielmo Marchetti per “Moviemax Media Group” e da Giuseppe Pedersoli per “Smile Production” ha ottenuto il contributo dell’Apulia Film Fund, nella prima sessione del 2012.

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